Cultura

Sarnano (MC), Palazzo del Popolo 21 maggio - 6 novembre 2011 la prima mostra dedicata a Vittore Crivelli

VITTORE CRIVELLI da Venezia alle Marche


27 ottobre 2011 15:48

Sarnano (MC), autentico gioiello architettonico e paesaggistico nelle Marche, il 21 maggio inaugura la grande mostra VITTORE CRIVELLI da Venezia alle Marche - Maestri del Rinascimento nell’Appennino, curata da Francesca Coltrinari dell'Università di Macerata e Alessandro Delpriori dell'Università di Firenze. Catalogo Marsilio Editori. Nel comitato scientifico Vittoria Garibaldi, Soprintendente per i Beni Storici e Artistici delle Marche, Gabriele Barucca, Soprintendenza di Urbino; Giuseppe Capriotti, Università di Macerata; Emanuela Di Stefano, Università di Camerino; Simone Settembri, restauratore. La mostra, che riunisce più di 40 opere, è organizzata da Servizi per i Beni Culturali srl - Scocco&Gabrielli . E' promossa dal Comune di Sarnano in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche e il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Macerata, della Provincia di Fermo, dell'Università di Macerata, facoltà di Beni Culturali, e con il contributo della Camera di Commercio di Macerata e della Confcommercio di Fermo. Si tratta della prima esposizione mai dedicata a Vittore Crivelli (1430ca-1502), protagonista insieme al fratello Carlo della pittura delle Marche centrali negli ultimi vent'anni del Quattrocento. Oltre ai capolavori del maestro veneto in mostra anche opere di altri artisti attivi nei centri più interni delle Marche nella seconda metà XV secolo. Si tratta di circa 20 fra pittori e scultori, tra cui Carlo Crivelli, Francesco di Gentile da Fabriano, Niccolò di Liberatore detto l'Alunno, Pietro Alamanno, presenti con opere spesso studiate per la prima volta o poco conosciute perchéconservate all'estero in musei e collezioni private e giunte in questo caso a Sarnano grazie a prestiti eccezionali come quello di sant'Antonio di Vittore Crivelli, di collezione privata tedesca o della preziosa scultura della Madonna adorante il Bambino del Museo del Bargello di Firenze già a San Ginesio. I due fratelli, Carlo e Vittore Crivelli, nati e formatisi come artisti a Venezia, dopo aver lavorato per alcuni anni in Dalmazia, si trasferirono nelle Marche, dove la loro attività, nonostante la vicinanza geografica, si svolse su binari separati. Carlo, stabilitosi prima a Fermo e poi ad Ascoli, negli ultimi anni della carriera si sposta lavorando per i signori di Camerino e Matelica e per la nobile famiglia Ferretti di Ancona. Vittore, di cui lo studio dei documenti ha fatto emergere il profilo di un vero e proprio imprenditore che si impone sul mercato artistico della zona per quasi trent'anni, impianta una solida bottega a Fermo, dalla quale spedisce pale d’altare e polittici in un’area vastissima fra fermano e maceratese, prestando la sua opera sia per grandi ordini religiosi e committenti importanti, sia per chiese parrocchiali e piccole comunità religiose. Come gli stessi curatori sottolineano: "La mostra indaga a fondo uno spaccato del Rinascimento dell'Appennino, una cultura locale fortemente caratterizzata, propria della fascia montana tra Fabriano ed Ascoli. Con la sola eccezione della corte di Urbino, le Marche erano state infatti sempre considerate terra di conquista di artisti toscani, veneti e umbri, incapace di produrre personalità locali di rilievo e di formare uno stile autonomo. Il trasferimento nella regione di pittori come Carlo e Vittore Crivelli e più tardi Lorenzo Lotto veniva vista dunque come una sorta di esilio più o meno volontario da centri maggiori e più dinamici quali Venezia o Roma. L'approfondimento delle ricerche sul territorio marchigiano ha consentito di cambiare ottica: le Marche hanno attirato quegli artisti, inducendoli a fissare la loro stabile dimora sul suo territorio, accogliendo le loro proposte e avviando un fecondo dialogo con i maestri locali, portatori di tradizioni di lavoro secolari. Ne è scaturito un Rinascimento diverso, legato al gusto per i materiali, all’oro, all’ostentazione della ricchezza e dell'eleganza formale, tanto più vivace proprio nei centri interni, all'epoca fulcro dell'economia italiana". Vittore Crivelli più del fratello Carlo, incarna appieno questo Rinascimento dell'Appennino. E' una vera e propria "rivelazione" quella che la mostra fornisce di lui, troppo spesso finora schiacciato dalla personalità del fratello. Si scopre invece assai indipendente e originale nella scelta di iconografie nuove come il tema della Madonna adorante rappresentato in mostra dallo stupendo esemplare della Pinacoteca Civica di Sarnano e da altre versioni. Non solo, è anche un artista dalla eccezionale qualità tecnica che gli permette di realizzare opere splendide di ori, rilievi ed ornamenti. Inoltre Vittore, non è isolato, ma condivide e sa dare forma a temi cari alla società del suo tempo, come dimostrano, ad esempio, le molte immagini legate alla predicazione francescana. Al di là quindi della grande rilevanza scientifica data da ricerche e studi recentissimi soprattutto di tipo storico-archivistico, la mostra risulta assai preziosa e suggestiva da un punto di vista visivo. Vittore Crivelli, infatti, come anche suo fratello Carlo, contribuì a mantenere vivo nelle Marche il gusto per l'ornamento, la lavorazione pittorica delle stoffe, l'eleganza formale, influenzando schiere di artisti, aspetti di cui in mostra si ritrovano molti esempi. Lo sguardo si posa su splendidi tessuti d'oro e d'argento, ricami impreziositi da gemme, sete policrome, velluti, damaschi intessuti di perle e coralli indossati da santi e sante eleganti e ricercati come principi del Rinascimento. Insomma, uno spaccato di sontuosa bellezza si para davanti gli occhi del visitatore stupito dall'accesa cromia delle vesti e dei decori, dall'eleganza sofisticata, dai ricchi panneggi e dagli smalti che a seconda della luce risplendono nelle sale. La mostra consentirà inoltre di conoscere meglio anche la tecnica dei due fratelli e forse di sciogliere il "giallo" che circonda il loro rapporto umano e professionale. Carlo e Vittore non sono mai documentati insieme, sembrano non aver mai lavorato in collaborazione e forse non avevano buoni rapporti. La sola opera in cui compaiono entrambe le loro mani è il polittico di Monte San Martino, probabilmente completato da Vittore dopo che Carlo lo aveva lasciato incompiuto. Come rivela un documento del 1495 Vittore, alla morte del fratello, cercò infatti di ottenerne l'eredità, nonostante Carlo avesse figlie legittime. _______________________________________ Una mostra che si annuncia come un evento espositivo di prima grandezza nell’ambito dell’offerta di una regione, le Marche, sempre più attenta alla valorizzazione del suo patrimonio artistico, storico e culturale così capillarmente diffuso sul territorio. E anche la scelta di sedi solo apparentemente periferiche nei circuiti espositivi nazionali va letta proprio in questa direzione. Sarnano come sede mostra infatti è significativa proprio perché si trova al centro del crocevia dell'Appennino che unisce le valli della Marca camerte con quelle del fermano e dell'ascolano. Quelle opere, spesso oggi disperse in musei e collezioni di tutto il mondo, erano nate proprie per queste città, dentro questo paesaggio. La straordinaria valenza paesaggistica, al centro di una vallata splendida ai piedi dei Sibillini, e la bellezza del centro storico, conservatosi armonico ed omogeneo, non può che aggiungere fascino ad un'occasione culturale così pregiata e originale. Un centro storico di origini medievali, conservatosi intatto nella sua struttura urbanistica di cinta murata, tra antiche vie, scalinate e scorci mozzafiato. L’evento è destinato quindi a fare probabilmente di Sarnano, un nuovo, intrigante “caso” dopo lo straordinario successo di critica e di pubblico nel 2007 dell’esposizione dedicata a Simone De Magistris a Caldarola.


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di Redazione, Fonte: Tvp Italia

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